mercoledì 13 ottobre 2010

EPILOGO

“Non c’è dolce senza salato” Proverbio latino
Ashton Hall, Yorshire
Settembre 1883
“Tu uomo ridicolo! Fermati, Lyon! Sei crudele e ti dovrò sicuramente ripagare” Diana ridacchiò e si contorse mentre lui iniziava a farle il solletico.
“Aspetta ancora, ragazza” Lyon le stava mordicchiando il lobo dell’orecchio, le dita le carezzavano leggermente le costole. Si dimenava sotto quello di lui.
Egli premette il corpo contro il suo e sentì la sua risposta.
“Lyon” sussurrò, le braccia che si avvolgevano intorno alla sua schiena.
Non ci furono altre parole tra loro.
“Dobbiamo accendere una lampada. Riesco a malapena a distinguere il tuo sorriso femminile soddisfatto, molto compiaciuto”
“Hai la forza, milord?”
“No. Mi sento vecchio e consumato” Si allontanò da lei e accese la lampada accanto al letto. Si accasciò di nuovo, attirandola vicina.
“Sei sudato come un maiale”
“Tu mi insulti, donna, dopo che ti ho fatto urlare di piacere”
Lei sorrise, premendo le labbra contro la sua spalla.
“Tu sei così dolce, Diana, ma immagino che tu sia un po’ salata. Devo indagare ulteriormente” Le passò la lingua lungo la mascella “Dolce come un maialino”
“Non sei galante. Oh, caro, che ora è? Ricorda, Frances e Hawk vengono a cena”
Lyon disse una cosa inelegante e Diana sorrise. Si sollevò su un gomito e abbassò lo sguardo sul suo amato volto “Ti amo, milord”
Lyon grugnì “Penso che sia la mi casa che ami. Mi tolleri soltanto perché io sono il proprietario”
“È bellissima” disse “Non avevo mai visto una casa padronale elisabettiana prima. Anche fredda. Quindi ti terrò. Mi fai calore durante la notte. E devo ammettere che Tanis è molto felice qui”
“Ah! È felice perché viene montata da Flying Davie. Proprio come una cavalla o una donna… soddisfala a letto e sarà felice ovunque”
“Penso che ci sia una qualche verità” disse “Spero che non perderai mai il tuo talento”
“Ricordi quando ti ho picchiata sul sedere?”
Sentì la sua mano carezzarle le natiche “Farò di tutto per salvarmi” disse e lo baciò profondamente sulla bocca.
Ci fu un leggero bussare alla porta della camera da letto.
Lyon gemette “Probabilmente è Kenworthy. Dobbiamo fare il bagno, suppongo, altrimenti Frances e Hawk sapranno esattamente come abbiamo passato il pomeriggio”
“E la mattina”
Lyon si alzò lentamente e si rivolse alla porta “Hai portato l’acqua calda, Kenworthy?”
“È, ehm, qui, milord”
Lyon, poiché era più veloce, fece il bagno per primo. Si vestì mentre Diana canticchiava da sola nella vasca da bagno.
“Diana?”
“Mmm?”
“Patricia arriverà tra tre settimane o giù di lì”
Questo la fece sollevare “Come lo sai?”
Lyon sventolò una lettera verso di lei “Volevo dirtelo prima, poi mi hai sviato. In ogni caso verrà da noi, a Londra, per la Piccola Stagione”
“Come sta Grainger?”
“Secondo tuo padre, sta bene. Lui e Patricia si sono ravvicinati abbastanza. Egli si rammarica molto, naturalmente, di averla mandata dalla sorella della moglie, Mary Foster, ma dice che a quel tempo non vedeva altra scelta. Ma almeno ha mandato i soldi e le ha fornito la dote. Egli è felice che venga da noi. Tuo padre scrive anche a lungo del nostro progetto. Sorprendentemente, è il nostro progetto che ha tirato Deborah fuori dalla sua depressione”
Daniel, pensò, e provò il familiare dolore. Povera Deborah.
Il loro progetto, pensò, mentre si strofinava il sapone profumato alla lavanda sulle spalle. “Papà crede davvero che funzionerà?”
“Sì, credo di sì. Si aspettava, sai, che avrei semplicemente liberato gli schiavi e mandati per la loro strada. Scrive che il villaggio degli schiavi ora è operativo e molto efficiente di nuovo, molto più esteso. Deborah stessa dirige la scuola e tutti gli schiavi, non solo la nostra gente di Mendenhall ne stanno beneficiando”
“E i missionari?”
“Non ancora. Tuo padre è irremovibile su questo punto. Poiché nessuno degli schiavi sarà liberato fino alla sua morte, non vuole problemi e disordini nel frattempo. Egli scrive che cinque anni dovrebbero risultare sufficienti per preparare tutta la nostra gente agli aspetti pratici di essere uomini e donne liberi”
Lyon si fermò un momento, guardando la moglie. Stava uscendo dalla vasca. Trattenne il respiro. Si chiese se la semplice vista di lei l’avrebbe sempre scosso. Aveva legato i suoi bellissimi capelli, con qualche filo che le sfuggiva intorno al volto. Non era abbronzata ora. Le sue spalle erano candide come i seni e il ventre morbido. Si costrinse a distogliere lo sguardo o non sarebbero scesi al piano di sotto per salutare Frances e Hawk.
Disse dopo un momento “Diana, sei certa che questo è quello che vuoi?”
“Come hai detto, Lyon, è il nostro progetto. Sì, ne sono proprio certa”
“Non avrai l’eredità. Anche Savarol Island sarà liberata dagli schiavi”
“Ma sarò l’esecutore. E anche Deborah. Inoltre” aggiunse con un ghigno “tu sei provocatoriamente ricco. Non credo che ci dovremo preoccupare del nostro prossimo pasto” Rabbrividì improvvisamente “Mio padre vivrà per molti anni ancora, Lyon. Mi dà fastidio parlare della vita dopo che lui se ne sarà andato”
“Vero” Sorrise improvvisamente “Tuo padre scrive anche che Grainger gli ha fatto giurare di non dire a nessuno dei suoi progetti, altrimenti si potrebbero trovare spediti prima di quanto gli piacerebbe da uno schiavo scontento”
“Prego di cuore che Grainger stesse scherzando!”
“Dal momento che tuo padre l’ha scritto in modo divertente, immagino fosse uno scherzo. Ora, mia cara, quando pensi di comunicarmi la tua condizione molto interessante?”
Gli occhi di lei incontrarono i suoi dall’altra parte della camera da letto “Come lo sai? Me ne sono appena resa conto questa mattina”
“Sono un uomo di mondo”
“Ah! Questo significa un dannato libertino?”
“Molto bene, un cane fedele di mondo. Non hai avuto nessun flusso mensile, mia cara. Un marito tende a notare cose del genere, sai. Non smettere di andare a letto con mia moglie”
Lei arrossì solo un po’ e si avvolse l’asciugamano attorno più strettamente.
“E nessuno di noi si preoccuperà. Farò in modo che Lucia sia ben sistemata con noi da molto prima che il bandito sia pronto”
Diana si avvicinò al marito e si sedette sulle sue ginocchia. Gli strinse le braccia intorno al collo “Ti terrò, milord. Sì”
Bussarono di nuovo alla porta.
“Vai via, Kenworthy. Di’ al conte e alla contessa di pranzare da soli. Li raggiungeremo per il tè”
A Diana sembrò di sentire una risatina dall’altra parte della porta. Lyon aveva esagerato. Egli gemette “Vai via, Hawk! Frances, per favore, portati quello stupido!”
Sentirono Hawk dire molto chiaramente “Ah, questi novelli sposi. Dovremmo rispettare la loro sensibilità, Frances?”
“Vai via!”
Diana nascose il viso contro la gola di Lyon.
“Vogliamo pranzare, Frances? Soli? Ignorati dai nostri padroni di casa?”
“Immagino che non abbiamo scelta” disse Frances.
Sentirono Hawk dire in un susurro a voce alta “Mi sembra che stiano cercando con tutte le forze di produrre una prole adatta per una della nostra discendenza. Ringraziate il Signore che abbiamo sia un maschio che una femmina, non dovranno preoccuparsi”
“O forse, marito, dal momento che nostra figlia è un bandito scuro come te, dovremmo averne un altro. Più scelta, sai”
“Ah io diventerò un uomo anziano al tuo servizio, Frances”
Sentirono Frances ridere, una risata bassa, molto invitante. La sua voce era senza fiato quando finalmente gridò “Ci vediamo tra due ore per il tè” disse attraverso la porta.
Sentirono di nuovo la risata di lei.
“Quanto tempo manca all’ora del tè?” chiese Lyon mentre iniziava a baciare le spalle nude di sua moglie.

FINE

domenica 10 ottobre 2010

CAPITOLO 27

“Non ci sono limiti per la ricerca della verità, fino a quando la scopri” (Cicerone)
Lyon rimase impalato nell’oscura, fresca stalla “Cosa?”
“Miss Diana è andata a cavalcare con Padron Daniel”
“Oh Dio! Dove sono andati?”
“Non lo so”
Lucien osservò Tom, l’aiutante della stalla, e annuì “Molto bene, Lyon, dobbiamo radunare gli uomini, non solo per cercare Diana, ma per trovare Daniel”
Lyon annuì. Non era pronto a trovare le parole. Si sentiva debole, stupido e cieco. E Daniel era con Diana. Le avrebbe fatto del male? Aveva qualcosa nella sua mente definitivamente spezzata? Diana era ora una minaccia per lui, o era un’altra ragazza che aveva deciso di uccidere?
“Dov’è Salvation?”
“Miss Diana cavalcava Salvation. Padron Daniel cavalcava Tanis”
“Naturalmente. Non riesco a pensare” Lucien passò le mani tra i capelli arruffati “Dobbiamo andare al villaggio e prendere alcuni uomini per aiutarci. Lyon, tu prendi Egremont, io andrò a trovare Grainger”
“Di’ alle donne di restare in casa”
“Sì, certo hai ragione”
Dieci minuti dopo, Lyon arrivò al villaggio degli schiavi. Gli fu detto che Diana e Daniel erano andati via una mezz’ora prima. Nessuno sapeva dove fossero andati. Organizzò tre dozzine di uomini per la ricerca. Dovette dire loro la verità e, mentre lo faceva, Bob, l’amante di Moira, lo guardò incredulo, poi urlò di furia.
Dove cercare?
“Ho sentito padron Daniel dire qualcosa circa mostrare a Miss Diana un suo posto speciale” disse un vecchio che era accovacciato accanto al fuoco.
Lyon lasciò il villaggio di schiavi in un subbuglio organizzato. Galoppò Egremont indietro verso casa. Trentasei uomini setacciavano l’isola, ogni suo centimetro. Pregò che uno di loro la trovasse… viva.

***

Diana guardò verso l’enorme masso che segnava l’entrata della caverna. Era in trappola, da sola, e sarebbe morta lì, senza rivedere Lyon.
Cadde in ginocchio, la mente intorpidita come il corpo. Non sapeva per quanto tempo rimase lì, con la mente vuota, quando si accorse di uno strano suono crudo e si rese conto che veniva da lei.
Bassi, brutti singhiozzi “Taci, stupida, debole sciocca!”
La sua voce rimbalzò verso di lei e il suono, anche se ingigantito le inquietante, la fece sentire meglio. Continuò ad alta voce “Non mi siedo qui ad aspettare di morire. Non voglio!”
Guardò la lampada. Pensò che aveva un’altra ora di luce, non molto di più. Forse meno, si farà qualcosa. “Potrei trovare una via d’uscita da qui”
Si alzò e si diresse verso l’ingresso. Appoggiò la spalla contro la roccia e vi spinse contro con tutte le sue forze. Non si mosse. Non che l’avesse previsto, non proprio. Vi voltò le spalle e guardò al di là della lampada nella profonda oscurità. C’era un’altra via d’uscita. Ci doveva essere. Se lei non ci credeva, poteva anche raggomitolarsi e attendere di essere immersa dalle tenebre, per l’eternità, da sola.
Prese la lampada e si diresse rapidamente verso il fondo della caverna. Si concludeva bruscamente. Questo era il lato nord, il lato più vicino al mare. Aveva esplorato con attenzione il lato opposto della caverna, in maniera particolare dopo che aveva scoperto quella stretta apertura. Sfortunatamente non era molto piccola, così non si sarebbe potuta spremere per attraversarla. No, doveva cercare il lato nord più incassato. L’aveva evitato da bambina. Il livello in pendenza fino a un livello allarmante, e lei una volta era caduta su quelle rocce. “Attenta ora” disse ad alta voce, ed era nuovamente rassicurata dal suono della propria voce.
Niente. Non c’era niente salvo la distesa di mura scivolose, perfide rocce, stalattiti, lance bagnate nella luce fioca.
Si costrinse a continuare. Canticchiava sottovoce a se stessa, cercando di pensare a cose piacevoli. Stranamente era la selvaggia, la selvaggia brughiera dello Yorkshire che immaginava nella sua mente, la nebbia che scendeva sul terreno duro, formando strani disegni intorno alle rocce la mattina presto. Oh, Dio, voleva così disperatamente vedere la tenuta di Lyon Ashton Hall.
Che cosa sarebbe successo se non l’avesse mai vista? Non avrebbe conosciuto il piacere di essere la padrona di Ashton Hall, moglie e amante di Lyon e…
La lampada guizzò e si spense “No! Non ancora!”
La luce crebbe di nuovo, ma era molto più debole ora. “No” disse a voce alta di nuovo e, frustrata, spaventata, si girò intorno e sbatté il pugno contro la parete della caverna. Con sua sorpresa, sentì qualcosa cedere. Alzò la lampada. Il suo cuore cominciò a battere.
Febbrilmente, mise giù la lampada e scavò la polvere che era scivolata dal muro. Venne fuori lentamente, ma non si fermò. Improvvisamente, mentre tirava fuori una grande roccia, la lampda si spense.
“No”
Mise saldamente le mani attorno alla roccia, chiuse gli occhi e sobbalzò. La roccia cedette. Sentì che colpiva il pavimento della caverna e rotolava lungo il pendio. Girava e girava, il suono più spaventoso di quanto si poteva immaginare.
Fu allora che vide un fascio di luce chiara.

***

Patricia non lo sentì. Un momento era sola che camminava rapidamente verso la casa, il successivo Daniel le aveva afferrato il braccio. Stranamente, le prime parola dalla sua bocca furono “Cosa hai fatto a Diana?”
“È morta” disse Daniel, la voce profonda, calma che suonava normale alla luce del sole luminoso. “Davvero non volevo ucciderla, ma aveva scoperto delle cose, troppe cose. Era solo questione di tempo che era solo con me. E mia madre, lei è molto vicina alla rottura ora. No, non avevo nessuna scelta, e lei è venuta con me così volentieri. Quanto a te, mia cara moglie, meriti la morte”
“Sei pazzo” sussurrò, la sua voce si abbassò quasi a un sussurro per la paura. “Non puoi Daniel, no!”
La sua presa strinse sul braccio e la trascinò inesorabilmente verso l’estremità meridionale del terreno di fronte, verso la stretta rupe a strapiombo che si affacciava sull’unica riva rocciosa sull’isola, una trentina di metri più sotto.
Patricia gridò, un alto urlo penetrante. Fu l’ultima cosa che fece. Il pugno di Daniel si schiantò sulla sua mascella e si spezzò.
“Oh, Mio Dio!”
Lucien afferrò il braccio di Lyon “Ha Patricia. Lyon, sta andando alla scogliera!”
Almeno non l’aveva strangolata immediatamente, pensò Lyon. Lui scosse la testa. Dio, aveva strangolato Diana? I due uomini erano in piedi sulla veranda del secondo piano, le pistole in mano.
“Andiamo” disse Lyon.
“Non lo uccidere, Lyon! No!”
Lucien toccò il braccio della moglie “Stai qui, Deborah. Non c’è nulla che tu possa fare ora”
Deborah cadde a sedere lontano da lui, singhiozzando selvaggiamente.
Gli uomini fecero le scale due alla volta.
Dido, Lila e gli altri schiavi della casa stavano stretti tutti insieme alla porta d’ingresso.
“Bada alla tua padrona” disse Lucien da sopra la spalla a Dido “Tienila dentro!”
Lyon corse più velocemente di quanto avesse mai fatto nella sua vita. Avrebbe fatto dire a Daniel dove si trovasse Diana.
Dio Buono, non poteva essere morta.
I suoi stivali battevano la terra. Improvvisamente, sbucò dal fitto groviglio degli oleandri. C’era Daniel, una Patricia incosciente tra le sue braccia, in piedi a circa 30 metri dal bordo della scogliera. E c’era Grainger, neanche a 19 piedi da lui, che gli puntava addosso una pistola.
“Lasciala, Daniel” la voce calma del sorvegliante, stranamente distaccata “Fai come ti dico, ragazza. Mettila giù”
“No, Grainger, non posso farlo” la voce di Daniel suonava stranamente apologetica “Lei mi ha tradito, vedi. Lei è come tutti gli altri”
Lyon si fermò all’incerto, incerto su cosa fare.
“Daniel” lo chiamò “dov’è Diana?”
Patricia gemette in quel momento e iniziò a dibattersi. Daniel la lasciò ai suoi piedi, ma la tenne bloccata con un braccio “Dov’è Diana?”
“Morta” disse Daniel “Non volevo, Lyon, ma non avevo scelta”
“Lasciala, Daniel!” Grainger fece un passo avanti, e Lyon voleva gridargli di fermarsi, perché si rese conto che il sorvegliante stava cercando di trovare un punto di osservazione migliore per avere una mira più chiara.
Lyon rimase impalato, non volendo accettare le parole di Daniel. No, non poteva essere morta. No!
“Merita di morire, Grainger” disse Daniel, schiacciando Patricia contro di sé fino a quando smise di lottare “Lei mi ha tradito, lo sai, con quello sciocco, Swanson. Lei è come tutti gli altri. Erano tutti crudeli, a loro non importava. Ridevano di me. E che te ne frega comunque, Grainger? È venuta a letto anche con te?”
“Dannato bastardo! È mia figlia!”
In un attimo di sorpresa, Daniel allentò la sua presa su Patricia e lei scivolò verso il basso. I suoi occhi incontrarono quelli di Grainger a distanza.
Grainger fece fuoco. Il colpo di pistola ruppe il silenzio.
Daniel abbassò lo sguardo alla macchia rossa che si allargava sulla camicia bianca che gli copriva il petto. Fece un forte ringhio, si chinò, afferrò Patricia per i capelli e cominciò a trascinarla verso il bordo della scogliera.
Grainger fece fuoco di nuovo. Lyon guardò Daniel indietreggiare e barcollare. Grainger lo aveva preso nel mezzo della schiena. E tuttavia era ancora in piedi, ancora in piedi.
Patricia urlava.
“Daniel! No!” Era Deborah che correva, la gonna sollevata tra le mani “No, Daniel. È finita. Devi smetterla adesso. Io sono tra madre, ti proteggerò. Per favore, Daniel”
Daniel si girò verso il bordo della scogliera. Il sangue gli copriva il petto, le gocce cadevano a terra.
“Madre?”
Grainger sparò di nuovo. Il colpo si conficcò nella gola di Daniel che tirò la testa indietro.
Daniel rimase ancora in piedi, smarrito, come un bambino perduto, il sangue sgorgava dalla gola, fissando impotente Deborah “Madre?” Era un bisbiglio, un morbido sussurro sconcertato.
“Daniel!”
Patricia lottò e Lyon vide Daniel abbassare lo sguardo verso di lei. Poi si lasciò andare. Si girò sullo stomaco, nascondendo il viso contro il suolo.
“Dannato bastardo!” Il colpo finale colpì Daniel nella pancia. Si bloccò laddove si trovava poi cadde lentamente in ginocchio. Non provenne alcun suono da lui quando rotolò sopra la scogliera di rocce sottostanti.
“Daniel!”
L’ultima visione di Danile da parte di Lyon fu una visione di rosso. Sangue, tanto sangue, che sgorgava ovunque, su Patricia, a terra. Sussurrò, molto piano “Ma dov’è Diana?”
Non seguì Grainger e Lucien mentre correvano verso la scogliera e guardò oltre il bordo. Non riusciva a muoversi.
“Lyon!”
Era la sua voce che lo ossessionava. Aveva fallito miseramente. Se solo…
“Lyon! Sono qui!”
Si girò lentamente, incapace di condurre il suo corpo alla reazione, incapace di pensare. Diana saltò giù dalla groppa di Salvation. Era tutta in disordine, ma non importava. Era lo spettacolo più bello che avesse mai visto.
Lei gli si scagliò addosso, facendola quasi cadere “Ho visto tutto” singhiozzò contro il collo “Oh, Dio, era… impotente”
“Ha detto che ti aveva ucciso” gettò via la pistola e strinse la presa su di lui finché lei gemette.
“No, mi ha rinchiusa nella nostra grotta. Ho trovato un’altra via d’uscita”
“Non ti avrei mai trovata” disse Lyon “mai, finché sarebbe stato troppo tardi. Dio, Diana”
Nessuno di loro due era consapevole della confusione che li circondava.

domenica 3 ottobre 2010

CAPITOLO 26

“A questo punto avrete scoperto che anche le donne possono essere militanti” Sofocle
“Guarda, Patricia, è tempo che tu e io fermiamo le nostre infernali discussioni. So di non piacerti, e questa è una tua prerogativa, ma ho paura. Per favore, parliamo per un attimo”
Patricia osservò Diana da sotto il parasole di seta blu. Quando Diana le era arrivata alle spalle, aveva conosciuto un momento terribile di terrore puro. Oh, sì, anche lei aveva paura. Tirò un profondo respiro, calmandosi “Di cosa vuoi parlare?”
“Di te e Grainger”
Patricia divenne bianca.
“Ti dirò la verità, Patricia, perché non è più tempo di estare in silenzio a causa della reciproca sensibilità. Lyon ti ha vista poco prima dell’alba, una mattina, con Grainger. Lyon e io gli abbiamo parlato. egli è molto turbato, più sconvolta di quanto lo abbia mai visto, ma ha giurato di non essere il tuo amante”
Patricia fissò soltanto Diana. Poi, improvvisamente, spaventosamente, si mise a ridere. E rise “Oh, è troppo! Tu credi che Grainger e io… È troppo!”
Chiuse con uno scatto l’ombrellino.
“Cosa intendi? E allora perché eri con lui? E in tanta segretezza?”
“Fatti gli affari tuoi, Diana. Non ha nulla a che fare con tutto questo. Oh, Dio!”
“Patricia, per favore. Due persone sono state uccise. So che sai cose che non hai detto. Non si può andare avanti. Devi dire la verità”
“La verità” Patricia ripeté a bassa voce, guardando verso il mare “La verità è uno strano mostro, non è vero, Diana? Uno pensa di sapere la verità, ma poi sembra cambiare, dissolversi e scivolare tra le dita. Non so quale verità avrebbe senso per qualcuno” Affrontò Diana, le spalle tirate indietro.
Diana provò una breve ondata di rispetto per lei “Cosa vuoi dire che la verità è un mostro strano? Un mostro?”
“Non voglio dire nulla”
“Ami Daniel?”
Patricia trattenne il respiro. Non disse nulla, ma le sue dita tormentavano il pizzo del parasole.
“È un uomo molto gentile. Come lo hai conosciuto? E Deborah?”
“L’ho incontrato a Charlotte Amalie, come sai. È stato poco tempo fa, in realtà. Mia zia, Miss Foster, era malata e lui è venuto con il Dr Gustavus per visitarla. Come hai detto, è stato molto gentile. Mia zia lo adorava e lascia che ti dica, la zia Mary non credeva che un uomo valesse un soldo. E io? Beh, volevo disperatamente fuggire. Daniel era lì, e sì, era sempre così gentile. Ho incontrato Deborah poco dopo. Mi è sembrata molto affezionata a me, sì, molto affezionata”
“Ma non eravate povere. Mio padre ha detto che tu hai portato a Deborah una dote di 2000 sterline. Questo è sostanziale”
“Non ero informata dei soldi fino a quando ho detto a zia Mary che Daniel mi aveva chiesto di sposarlo”
“Lo hai sposato per avere la tua dote’”
“Oh, come posso aspettarmi che tu capisca. La mia preziosa zia era povera di spirito. Non so dove avesse le duemila sterline. E perché avesse conservato il denaro per me, beh… ancora non so. Lei certamente non era tutto ciò che mi piaceva. Non avevo scelta, non come l’hai avuta tu nella tua maledetta vita”
“Scelte? Io?” Diana rise “Oh, Patricia, poche di noi hanno scelta”
“Perché? Sei incinta? Tuo marito ti ha costretto a sposarlo?”
“No, non sono incinta” Ricordò le parole di Lyon e aggiunse con calma “Forse lo sono ora, non quando ci siamo sposati”
“Dovresti lasciare questo posto”
“Forse non dovrei parlarne, ma Lyon vorrebbe che tu e Daniel veniste in Inghilterra con noi. Daniel vuole disperatamente diventare un medico. Egli può ricevere una formazione eccellente a Londra”
“Perché?”
La singola, fredda parola fece irrigidire subito Diana.
“So che non ti piaccio, nonostante quello che hai detto. Pensi che non sia una moglie appropriata per Daniel. Non conosci nessuno di noi due, non veramente”
“Per quanto riguarda il conoscervi, credo che se andiamo tutti in Inghilterra, rimedierò presto a questa lacuna. Comunque, Deborah non vuole che Daniel lasci Savarol. Non capisco perché, ma è irremovibile”
“Deborah e Daniel sono molto uniti”
“Sì” disse Diana “Sarà una scelta di Daniel, comunque”
Patricia sollevò il parasole e osservò il pizzo che aveva stropicciato “Dovresti partire” disse di nuovo, poi si allontanò rapidamente verso casa.
Ma che dire di Charles Swanson? Diana voleva seguirla. Era il suo amante? Ma lei taceva. Questa era la loro prima conversazione priva di rancore. Almeno non c’erano stati troppi sentimenti negativi.
Diana sospirò e si mise in cerca di Lyon.

***

“Non dovresti essere sola, sorellina. Lucien ci ha detto chiaramente di stare tutti insieme”
Diana sorrise a Daniel “Beh, ora sono con te, fratellone. Nessuno oserebbee provare a fare qualcosa con te sulla scena”
“Probabilmente no. Ti ho vista parlare con Patricia. Ti ha strapazzata?”
Il gentile Daniel era anche molto attento, pensò Diana “No” disse onestamente, “non questa volta”
“Di cosa avete parlato?”
“Mi ha raccontato come vi siete incontrati”
“Capisco. Ti andrebbe di andare a cavallo con me?”
“Sì, mi piacerebbe” Camminarono fianco a fianco verso le scuderie. “Sarà un sollievo allontanarsi per un po’. La tensione è tanta. Comprensibile, naturalmente”
“Sì, davvero”
“Patricia mi ha parlato anche della zia Mary”
“Povera donna, era molto infelice, sai. Ero solito pensare che la sua religione avesse richiesto l’infelicità, ma ora non la penso così. Forse è stato qualcosa di profondo dentro di lei, forse lei era come una gemma incapace di fiorire”
Diana gli sorrise “Sei molto comprensivo, Daniel”
“A volte” disse “Solo a volte”
“Monti Salvation, no?”
“Ti ho detto che quello stallone mi rende nervoso”
“Va bene, allora, Tanis”

***

Lyon non esitò. Entrò nella camera da letto di Lucien e Deborah e rinchiuse tranquillamente la porta dietro di sé. Come Diana, sapeva che Deborah aveva dei segreti e non le avrebbe permesso di continuare. Doveva scoprire la verità, e pregava che ci fosse qualcosa che portasse a qualcosa.
Si avvicinò alla piccola scrivania in un angolo della camera da letto. Era la scrivania personale di Deborah. Lucien teneva tutte le sue carte nella scrivania dello studio. Tirò fuori il cassetto superiore. C’erano diverse lettere a Mary Foster che lei aveva copiato. Le lesse. Niente, solo domande formali sulla sua salute e osservazioni di carattere generale su Savarol Island. Posò con cura le lettere. C’erano altre lettere, da parte di amici di Charlotte Amalie. In un altro cassetto c’erano documenti legati con un nastro. Li lesse tutti. Uno era l’atto di nascita di Daniel. Un altro le linee del matrimonio tra Deborah e il suo primo marito. E un secondo documento con le linee del matrimonio di Deborah e Lucien. C’erano bollette segnate come pagate, molte di loro di anni prima. Strano che le avesse conservate. Si accigliò, visto che molte di loro erano state indirizzate al dottor Gustavus “Pagati per i servizi” era stato scritto su ciascuna di esse dalla mano ordinata di Deborah. Le somme erano tuttaltro che piccole. Potevano essere stati per i suoi servizi professionali? Lei e Daniel erano stati così costantemente ammalati? Mise le bollette di nuovo nel cassetto.
In un altro cassetto trovò cancelleria e penne. Niente di insolito. C’era solo un altro cassetto, nascosto dietro un pannello di piccole dimensioni. Premette sul pannello, ma non successe niente. Continuò leggermente provando con la punta delle dita fino a quando trovò una lieve rientranza. Premette e il pannello si aprì. Il cassetto dietro il pannello era bloccato. Lyon si accigliò un attimo, poi fece forza. Prese un tagliacarte e forzò la serratura di piccole dimensioni. C’era una busta spessa nel cassetto. La tirò fuori e la aprì. Era stata riempita con cura con pagine di giornali strappati. In cima c’era un breve annuncio del matrimonio di Patricia e Daniel. Il secondo era l’annuncio del matrimonio di Deborah e Lucien. Mise da parte questi due e guardò il successivo.
Era una pagina del Charlotte Amalie Gazette di un anno prima. Lo lesse, poi si bloccò.
“Oh, mio Dio” disse a bassa voce nella stanza vuota. Aveva pregato di trovare qualcosa, ma questo?
“Cosa fate qui?” Deborah rimase sulla soglia, fissando Lyon. Vide le pagine del giornale nella sua mano e trattenne il respiro “No” gemette piano, stringendosi le braccia intorno “Oh, no per favore”

***

“Di cos’altro avete parlato tu e Patricia?”
Diana si voltò sulla sella di Salvation verso Daniel. Non riusciva a parlargli di Grainger, non poteva fargli del male, nonostante l’appassionato discorso di Patricia che non era tempo di perdere i sentimenti di nessuno. Si passò la lingua sulle labbra e costrinse la voce a un tono leggero “Come ti ho detto, Patricia mi ha raccontato di come vi siete incontrati. Sembrava molto romantico, Daniel. Amore a prima vista e tutto il resto.”
“Sì, penso di sì. Sembra tanto tempo fa”
“Bontà, è stato solo quattro mesi fa o giù di lì, non è vero? Ti vedi già come una vecchia coppia sposata?”
Daniel semplicemente sorrise e toccò gentilmente i fianchi di Tanis con i talloni. La cavalla scosse la testa e scattò al galoppo.
Diana tenne il passo. Si fermarono per lacuni minuti al villaggio di schiavi.
“Non ho voglia di ritornare indietro proprio ora” disse Daniel mentre rimontava Tanis “Perché non andiamo alla fine dell’isola? C’è un bel posto lì che mi piacerebbe tu vedessi. L’ho trovato non troppo tempo fa. È speciale per me”
“Va bene” disse Diana piacevolmente. Rimase in silenzio per alcuni minuti, chiedendosi cosa fare. Poi infine disse “Daniel, Lyon e io vorremmo che tu e Patricia veniste in Inghilterra con noi, una volta che… tutto questo orrore venga chiarito. Potresti studiare medicina e…”
“Ne hai parlato con Patricia?”
“Sì. E anche a tua madre. C’è qualcosa che non capisco, però, proprio no. Deborah sembra decisa a tenerti qui, con sé”
“È molto possessiva”
“Ma sicuramente capisce quanto vuoi aiutare la gente. Deve sapere quanto la medicina sia importante per te. Perché, basta guardare quanti della nostra gente hai aiutato”
“Sì, lo sa”
“Verrai in Inghilterra con noi?”
Lui le rivolse uno sguardo molto serio “Tu hai parlato con molti di noi, non è vero sorellina? E sembri aver scoperto così tanto”
Diana scosse la testa “Non proprio, è solo che… Beh, è tutto così confuso, non è vero? Tutte queste cose orribili che stanno accadendo. Ma non hai risposto alla mia domanda, Daniel”
“No? Beh, presto, forse. Sì, presto”
Spinse Tanis avanti e Diana si accigliò alle sue spalle.

***

Lyon disse molto tranquillamente “Devo leggerti questi articoli, Deborah?”
Camminò come una donna molto vecchia verso le finestre francesi, lì in piedi, guardando fuori verso il parco “Dio, ho tentato. Ho provato”
“Il primo è di un anno fa. Riguarda l’omicidio di una giovane ragazza a Charlotte Amalie. È stata strangolata. Era la figlia di un commerciante locale. Sembra aver sollevato un certo scalpore. L’assassino non è stato trovato”
Si fermò un momento ad osservarla. Non si era mossa.
Prese una seconda pagina di giornale “Questo è un altro rapporto su una giovane ragazza strangolata. Si tratta di circa un anno e mezzo fa. Ancora a Charlotte Amalie. Era una schiava. Nessuno sembra essersene curato troppo”
“Basta!”
“Deborah, perché ha tenuto questi articoli raccapriccianti?” Ma lui conosceva la risposta. Oh, sì, la sapeva, e la verità che aveva visto ora lo fece sentire freddo come la morte.
Deborah si voltò lentamente per fronteggiarlo.
“E quelle cambiali che avete pagato al Dottor Gustavus? Erano per le cure a Daniel, no?”
“Sì. Lui sapeva, capite, e diceva di voler aiutare Daniel. E voleva anche dei soldi”
“E volevate portare via Daniel da Charlotte Amalie prima che fosse scoperto? Perché certamente era solo questione di tempo prima che quello che ha fatto venisse scoperto?”
“Sì. Ho pensato che potessi controllarlo a savarol Island. Oh, Dio, che sciocco, Moira! Se solo mi fossi potuta liberare di lei, una volta che ho scoperto quello che stava succedendo! Se solo avesse capito! L’ho avvertita, l’ho anche minacciate, ricordate, il frustino. Ma era troppo tardi. Non voleva ascoltare.”
“Quante ragazze ha ucciso?”
“Cinque. In quattro anni. Continuavo a sperare che il Dottor Gustavus lo avrebbe aiutato. Teneva Daniel così vicino, così vicino. Daniel non sapeva che il Dottor Gustavus conosceva il suo segreto. Solo io sapevo”
“Ma perché Patricia? Come avete potuto fargliela sposare?”
“Ho pensato… no, ho creduto veramente che lei lo avrebbe cambiato. Sembrava così affezionato a lei e lei a lui. Ho pregato – oh, Dio quanto ho pregato – che tutto finisse, che la malattia nella sua mente si fermasse. Ma mi resi conto subito che le cose non andavano bene tra di loro. Fu in quel momento che ho incontrato Lucien. No, non l’ho sposato per amore di Daniel. Io lo amo”
“Ma Daniel sembra così normale, così gentile e…” Si interruppe, ancora alle prese con la verità.
“Sì. Non l’avrei mai immaginato, e io sono sua madre. Una sera, circa quattro anni fa, ero sveglia quando è tornato a tarda notte. Aveva ucciso una bambina ed era ancora alle prese con questa strana eccitazione. Mi ha detto tutto. Poi è venuto il Dottor Gustavus”
“E Charles Swanson? Gli ha sparato, non l’ha strangolato”
“È stata colpa di Patricia!”
“Gli ha sparato lei?”
“No, ma è sempre colpa sua. Vi ho detto che ho capito presto che non tutto andava bene tra Daniel e Patricia. Daniel è… impotente. Me l’ha detto Patricia. Lei e Charles Swanson sono diventati amanti”
“E Daniel l’ha scoperto?”
“Sì”
“E ha sparato a Charles Swanson?”
“Sì”
“È difficile da accettare, Deborah. Sicuramente vi siete resa conto che Charles Swanson ed Edward Bemis sono stati, beh, più vicini di quanto dovrebbero essere gli uomini”
“Lo sapeva anche Patricia. Voleva cambiare Charles. E c’è riuscita, per un breve periodo almeno”
“Daniel deve essere fermato, Deborah”
“È mio figlio!”
“Sì, e deve essere fermato”
Lei rabbrividì e seppellì il viso tra le mani. Gemette piano”
Lyon si diresse verso di lei e la abbracciò “Mi dispiace” disse “Mi dispiace veramente. Volete parlare con Lucien ora?”
“Mi odierà” ansimò “Mi disprezzerà per aver portato la follia e la morte nella sua isola”
“No” disse Lucien dalla porta “Io non ti disprezzo, mia cara, ma Lyon ha perfettamente ragione, lo sai. Daniel deve essere formato”
Lyon incrociò gli occhi dell’uomo più anziano dall’altra parte della stanza. Si chiese quanto Lucien avesse sentito. Diede un colpetto alla schiena di Deborah e gentilmente la allontanò da sé. “Dobbiamo trovare Daniel” disse molto dolcemente “Lo sai questo”
“Sì, lo so”
Lucien disse “Ne parleremo dopo, Deborah. Vieni, ragazzo mio”

***

“Daniel, è la mia grotta! Hai trovato la mia caverna” Diana si voltò per sorridere a Daniel.
Egli ricambiò semplicemente il sorriso mentre smontava da Tanis.
“Sì” disse, rivolgendosi a lei, “ho capito che era la tua caverna. Ho trovato oggetti e vestiti che ho immaginato appartenessero a te”
Anche Diana smontò e legò Salvation al cespuglio di oleandro “Hai fatto molte esplorazioni?”
“No. Sono troppo grosso per dedicar mici”
Diana ridacchiò “Anche io sono troppo grande per esplorare”
“Non hai mai trovato un altro modo?”
Lei scosse la testa.
“Andiamo dentro?”
“Andiamo, fratellone!” Rabbrividì e si avvolse intorno le braccia. “Mi dimentico sempre quanto sia fresco qui dentro” Ricordava chiaramente il pomeriggio che lei e Lyon avevano trascorso lì e, incosciamente, sorrise.
“Avete parlato d’altro tu e Patricia?”
Lei sbatté le palpebre alla domanda inaspettata, ma rispose abbastanza facilmente “No, non proprio. Tutto questo orrore, Daniel, beh, so che Patricia sa più di quello che dice. Mi dispiace, ma da quello che mi ha detto oggi, beh…”
“Che cosa ti ha detto?” La sua voce echeggiò stranamente su di lei, molto bassa, molto profonda.
“Cose che non avevano molto senso. Ha parlato di mostri”
“Ah”
“Oh, non ne parliamo, almeno per ora. Senti, Daniel, riesci a sentire il rumore dell’acqua? So che c’è un lago sotterraneo”
“Forse lo troverai, Diana”
“Non abbiamo il tempo di andare a caccia, temo”
“Mia madre non sta bene, sai” disse Daniel dopo un momento.
“Naturalmente è agitata”
“Sì e presto, molto presto, non sarà più in grado di mantenere la calma. Vedi, ama tuo padre”
“Di cosa parli?”
Si avvicinò a lei e le prese il mento a coppa nel palmo della sua grossa mano “Sei una bellissima ragazza, Diana. Forse se ti avessi incontrata prima di Patricia le cose sarebbero andate diversamente”
Sentì un improvviso scatto d’allarme “Che vuoi dire, Daniel?”
“Nulla, penso. So, però, che non c’è rimasto molto da fare per me. La rete si infittisce. Non è come a Charlotte Amalie qui”
Lei aveva sempre più freddo, molto freddo. Si rese conto all’improvviso che lei e Daniel erano soli, in quella grotta isolata, e nessuno sapeva dove fosse. No, doveva essere stupida. Daniel era solo sconvolto, come lo erano tutti gli altri. Deborah aveva ucciso Moira e Charles?
“Dopo di te, Diana, toccherà a Patricia. Lei non è quella che pensavo sarebbe stata. È debole e sciocca e mi ha tradito. Con Swanson e quell’uomo maledetto era un pervertito!”
Diana non si mosse. Le dita di lui le accarezzavano leggermente la mandibola. La sua voce era diventata stranamente cantilenante.
“E certo, poi a Lucien e a tuo marito. Devono morire tutti. Devo proteggere me stesso. Sicuramente lo capisci? E la mia povera mamma, la devo proteggere”
“Andiamo ora Daniel. Non sai quello che dici. Per favore, Daniel”
“Povera Diana. Mi dispiace. Non sei come gli altri. Sono tutti così stupidi. Così chiaramente preoccupati per me. Devi affrontare realmente le cose adesso, sai. Io non riesco a strangolarti. Ma ti devo lasciare qui. So che questa era una grotta sepolcrale molto tempo fa. Non sarai sola nella tua morte”
Lei si tirò via, il suo cuore batteva forte e si precipitò verso l’ingresso della grotta.
Era quasi lì. Fuga. Oh, Dio.
Lui la prese per la vita e la tirò indietro.
Non poteva contrastare la sua forza, ma combatté comunque. Le sue unghie lo graffiarono in faccia prima che le imprigionasse le braccia dietro la schiena. Le tirò le braccia verso l’alto fino a quando lei si calmò, non in grado più di combattere a causa di un dolore intenso.
“Daniel…” Era la sua voce, incorporea, così pietosa?
“Shh, Diana. Non lottare contro di me. Sai di non poter vincere. Vieni, ora, ti legherò, ma non strettamente. Ti libererai ma non finché io non me ne sarò andato”
Si sfilò la cintura e le legò le mani davanti “Siediti, ora” Quando lei non si mosse, lui la spinse giù. Sentiva la terra dura e le pietre aguzze.
“Ti lascerò la luce. Non sono un mostro”
Mostro! Patricia sapeva, o almeno sospettava.
“Daniel, tu non sei… beh. Per favore, io posso aiutarti. Lyon può aiutarti”
Gettò indietro la testa e rise. Echeggiò tra le pareti della grotta, rimbalzando intorno a lei, e voleva urlare per il terrore. Lo guardò portere la lampada vicino a lei e accenderla. La fissò un attimo, senza parlare.
Si chinò all’improvviso e la baciò, duramente “Che peccato. Addio, sorellina”
Lo osservò dirigersi verso l’ingresso della caverna. Guardò indietro verso di lei e scosse la testa.
Lei lottò per mettersi in piedi. Sentì un forte suono raschiante. Era quasi vicino all’apertura quando una roccia enorme sbatté su di essa e la immerse nelle tenebre.
Urlò, ricadendo a terra sconvolta per l’impatto del masso.
Si mise in ginocchio. Silenzio. Era circondata dal silenzio e dall’oscurità. Guardò verso la luce tremolante.

domenica 26 settembre 2010

CAPITOLO 25

“Non c’è scelta nelle piccole mele marce” Shakespeare
Charles Swanson era morto. Colpito alla testa. Era morto da un po’ di tempo. Il suo corpo era freddo. Era stato nascosto sotto alcune boungavillee sul margine orientale del terreno anteriore.
Uno dei giardinieri lo aveva trovato e aveva prontamente vomitato la cena..
Avevano cercato nella zona, ma non avevano trovato traccia dell’assassino di Swanson. Una pistola era stata trovata a una decina di piedi dal corpo. Apparteneva a Lucien. Il suo posto nella fondina era vuota.
Ci fu un silenzio assoluto nella casa grande.
“Mio Dio” disse di nuovo Lucien, gli occhi sulle mani intrecciate sulle ginocchia. Diana voleva andare da lui, ma Lyon la tirò delicatamente per la mano e scosse la testa. Deborah camminava piano dietro la sua sedia e gli mise una mano sulla spalla.
Erano tutti lì, pensò Diana, seduti, silenziosi e importanti. Edward Bemis era quello tra di loro che aveva l’aspetto peggiore. Sembrava invecchiato di un decennio. Le sue mani tremavano molto. Quando Lyon gli porse del brandy, non disse nulla ma afferrò il calice e bevve il contenuto d’un fiato.
Patricia iniziò a singhiozzare sommessamente e Daniel, in modo molto delicato, la prese in braccio e cominciò a dondolarla come se fosse una bambina. Sembrava una bambina premuta contro il suo corpo enorme.
Diana guardò Deborah allontanarsi definitivamente da suo padre e sedersi sul bracciolo di una poltrona nell’angolo più lontano del salotto. I suoi occhi fissavano davanti senza espressione ed era ancora come una pietra. Mormorava qualcosa a bassa voce, e arrivarono solo suoni incomprensibili alle orecchie di Diana.
Lyon disse lentamente a Lucien “Credo, signore, che sia nostra responsabilità scoprire chi sia stato a far questo”
Lucien non si era mai sentito così stanco in vita sua. Sentiva il corpo pesante e il cervello intorpidito. Annuì lentamente “Vai avanti, ragazzo mio”
“Molto bene” disse Lyon. I suoi occhi andarono ai volti di tutti “Credo” continuò “che ciascuno di noi dovrebbe analizzare cosa ha fatto da stamattina alle dieci. Penso che Mr Savarol ha detto di aver visto Swanson questa mattina alle dieci. Giusto, signore?”
“Sì” disse Lucien. “È corretto”
“Qualcuno l’ha visto vivo dopo quest’ora?”
Granger annuì “Sì, l’ho visto nel primo pomeriggio. Nello studio verso le 13, credo che fosse”
“Nessuno l’ha visto dopo il primo pomeriggio?”
"Nessuno, o piuttosto, nessuno ammise di aver visto Charles Swanson.
“Quindi ne deduciamo che è stato ucciso tra le 13 e le 18. Qualcuno ha sentito qualcosa che assomigliasse a un colpo di pistola?”
“Nessuno”
“Va bene, allora. Inizierò con dov’ero io” Lyon parlò lentamente in modo conciso.
“… E dopo aver nuotato, Diana e io siamo tornati a casa verso le cinque. Certo, io e mia moglie siamo l’alibi l’uno dell’altro. È un peccato, ma nessuno ci ha visti dopo che abbiamo lasciato il villaggio. A proposito, a che ora è stato Diana?”
“Tre e trenta, penso”
Lucien Savarol non aveva testimoni per spiegare molto del suo tempo. Aveva lavorato da solo nello studio, poi era andato verso il boschetto di mango, a pensare alle cose, disse. Quali cose?, si chiedeva Diana, ma rimase in silenzio.
Tutti avevano visto qualcuno durante il giorno e l’inizio della sera, ma nessuno poteva dare conto di ogni minuto. Anche Grainger, circondato normalmente da schiavi durante il giorno, era rimasto solo per alcune ore, a scrivere lettere per caso, disse.
Erano seduti e si guardavano l’un l’altro.
Lucien sospirò profondamente “Cosa ora, Lyon?”
Diede fastidio a Lyon che Lucien Savarol apparisse così scosso, così dispotico a scaricare la responsabilità su di lui. A cosa pensava Deborah?
“Dovremo seppellire Charles Swanson. Bemis, aveva parenti? Voi due eravate amici, dopotutto”
“No” disse Bemis “non c’è nessuna famiglia”
“C’è qualcosa che vorrei sapere, Mr Bemis” disse Diana all’improvviso, la voce chiara e ferma “Ho visto voi e Charles discutere. Vi ho visto colpire Charles”
Tutti gli occhi andarono a Bemis che era diventato del tutto bianco. Se uno sguardo avesse potuto uccidere, Diana, pensò Lyon, sarebbe stata carne morta.
“Sì, Bemis. Ce lo potete spiegare?” disse Lucien.
Bemis si riprese, ma Diana vide che il suo controllo era appeso a un filo.
“Era… personale” disse alla fine “Non ha nulla a che vedere con la sua morte. Nulla”
“Penso che dovreste essere più preciso” disse Deborah all’improvviso, alzandosi dalla sedia “Cosa intendete con personale?”
Bemis scosse la testa “Non sono affari vostri. Mio Dio, era un mio amico!” Balzò in piedi “Mi capite? Era un mio amico! L’avete visto! La sua testa era quasi saltata fuori. Mio Dio!” Si precipitò fuori dal salotto, sbattendo pesantemente la porta dietro di sé.
Nessuno disse nulla per alcuni minuti.
“Bene” disse Deborah.
“Bene, davvero” concordò Lucien.
Una lite tra amanti? Lyon non disse nulla. Forse era stato Charles Swanson che Patricia aveva incontrato e Bemis l’aveva scoperto. Il geloso amante naufrago. Ma poi di nuovo, come considerare la morte di Moira? Sicuramente Bemis non aveva motivo di strangolare quella povera ragazza. O sì? Era possibile che ci fossero due killer? Lyon sospirò. Non erano più vicini a scoprire tutte le risposte di quando avevano iniziato.
Prima di andare ai loro rispettivi letti, Lucien disse “Non credo che nessuno di noi dovrebbe restare solo. Oppure, se qualcuno di voi deve stare solo, non correte rischi”
Diana disse a Lyon mentre si mettevano a letto un po’ dopo “Hai visto la faccia di Deborah?”
“Sì. Sembrava straordinariamente sconvolta, ma aveva un fermo controllo di sé. Forse sapeva che Patricia vedeva Charles Swanson e per la rabbia perché aveva tradito Daniel, l’ha ucciso”
“Ma perché Moira? Una donna può essere forte abbastanza da strangolare Moira?”
“Sì, penso di sì, se l’ha presa di sorpresa”
“Deborah odiava Moira”
“Sì, sembra di sì”
“Lyon, ho paura”
“Lo so, Diana. Dio, lo so” La attirò contro di sé. Voglio proprio portarti via di qui”
“Non posso andare ora. Mio padre…”
“Sì, Lucien. Credo che Deborah sappia qualcosa. Quale e se ha qualche rapporto con tutto ciò non lo so”
“Tutto andava bene finché è arrivata qui. Lei, Patricia e Daniel”
“Sì. Non c’è modo di allontanarsi da questo, no? Dio vorrei che qui ci fosse un magistrato o qualche modo di trovare informazioni sui precedenti di tutti. Sono stato coinvolto in un mistero solo una volta, e non ero così coinvolto. Riguardava Frances e Hawk e i loro cavalli da corsa” Lui le raccontò la storia, finendo con il vero, scandaloso finale. “E Amalie, ex amante di Hawk, salvò la giornata. Deve essere stato uno spettacolo incredibile vedere Amalie saltare sulle schiena del cattivo, stringendo in cima ai polmoni”
Diana rise nel buio e Lyon la lasciò un po’. Le baciò la punta del naso, poi la bocca sorridente.
Sentì il suo palmo liscio scorrere sul suo petto e approfondì il bacio. Quando la mano lo trovò, dimenticò tutta la tragedia, la paura e la loro impotenza “Ah, Diana” disse “tu mi piaci più di qualsiasi altra donna nella mia vita”
Lei alzò la testa e gli rivolse un finto cipiglio “Questo dovrebbe essere una specie di complimento?”
“È vero. E io non ti piaccio più di qualsiasi altro uomo?”
“Poiché tu sei l’unico…”
“Allora la tua risposta, ovviamente, deve essere un sonoro sì”
Spostò il corpo sul suo, le allungò le braccia sopra la testa e delicatamente le strinse i polsi con la mano. Era duro e smanioso tra le gambe, e lei si permise di dimenticare, almeno per il momento.
“Penso” disse Lyon alcuni minuti dopo con una voce profondamente soddisfatta “che abbiamo appena concepito un bambino”
Lei sbatté le palpebre, senza ancora essersi ripresa. Lo sentiva ancora profondamente dentro di sé, sentiva l’umidità del suo seme e si chiese se forse non aveva ragione.
“Sembri molto orgoglioso di te, marito”
“Certo contento che finalmente ho trovato la nave giusta”
“Nave! Presuntuoso, arrogante…”
La baciò e con sua sorpresa si sentì di nuovo diventare duro “Ancora, amore mio?”
“Penso di sì, milord” sussurrò e lo tirò stretto contro di sé.
“Sono sempre convinto che se faccio una domanda, dovrei fare del mio meglio per rispondere”
“Sì” disse “questa è una cosa con cui potrei concordare”
C’era piacere, ma fu un piacere disperato, perché le loro menti non potevano restare ignare dell’infelicità che li circondava.
***

Diana, la mattina dopo, non ebbe affatto l’impressione di essere incinta. Naturalmente, non aveva idea di come dovesse sentirsi con un bambino e sorrise a se stessa. Il suo sorriso si spense rapidamente. Aveva delle cose da fare oggi e gente con cui parlare. L’incertezza, la paura stavano erodendo tutto.
Deborah di solito era in cucina in quel momento, a superivisionare i pasti del giorno e a organizzare gli schiavi nei vari compiti. In un primo momento Diana si era sentita strana ad avere un’altra persona con questa responsabilità. Quando lei e Lyon erano tornati, Lila era andata da lei più volte, e Diana, con tutta la buona volontà, l’aveva indirizzata a Deborah. Pensò di nuovo che Deborah era efficiente e, anche se concisa con i servi, non era crudele.
Con tutti tranne che Moira. Che era morta. Sembrava avesse avuto una battaglia con Dido, ma a una più accurata analisi, ogni insulto che Deborah aveva lanciato verso la vecchia era rimbalzato subito. Eppure, pensò Diana, Dido pensava che suo padre avesse fatto un errore. Scosse la testa, i pensieri diversi erano troppo caotici da sopportare.
Deborah non era in cucina.
“Miss è già stata qui” disse Lila, offrendo a Diana una porzione fumante del suo famoso budino di cioccolato.
Diana risalì verso la camera da letto del padre al piano superiore. La porta era chiusa. Si fermò un attimo, la mano alzata a bussare. Sentì un leggero singhiozzare dal di dentro.
Deborah! Piangeva? Molto lentamente, Diana girò la maniglia e spinse la porta per aprirla.
Deborah era seduta nella poltrona di suo padre alla finestra francese, il viso tra le mani. Le spalle le tremavano.
Silenziosamente, Diana andò da lei e delicatamente le posò la mano sulla spalla “Cosa c’è Deborah? Posso aiutarti?”
Il suo volto era devastato dalle lacrime e il labbro inferiore tremava. Poi riprese il controllo di sé. “Cosa vuoi?” La sua voce era aspra e cruda per il pianto.
“Ti ho sentita piangere. Posso aiutarti?”
“Ah! Tu non desideri altro che vedermi andare via. Ti dirò una cosa, signorina, tuo padre era triste quando l’ho incontrato, non riusciva a dimenticare tua madre. Io lo rendo felice, ti dico. Gliel’ho fatta dimenticare”
“È per questo che hai fatto togliere il ritratto di mia madre dal salotto. Per renderlo felice?”
“Lei lo ossessionava. L’ho tolto per poterlo liberare da lei, finalmente”
“Perché odiavi Moira?”
Deborah trattenne il respiro “Allora” disse alla fine, molto lentamente, “questo è il motivo per cui vuoi aiutarmi. Vuoi che tuo padre creda che io abbia strangolato la ragazza. Ti dirò una cosa. Volevo che Moira se ne andasse. Lei era stupida e molto furba. Non riuscivo a farle capire… Oh, è troppo! Non volevo farle del male. Volevo solo che andasse. Questo è tutto. Solo che andasse via da Savarol”
Diana ricordò quello sguardo compiaciuto sul volto di Moira quel giorno che Lyon aveva strappato ilo frustino a Deborah. Furbo? Sì, compiaciuto e sornione.
“Ma perché? Ti dava così tanto fastidio?”
Deborah chiuse fermamente la bocca.
Frustata, Diana cambiò rotta “Sai, è un’idea di Lyon che Patricia e Daniel tornino con noi in Inghilterra. Lyon voleva fornire a Daniel una consistente indennità in modo che possa studiare medicina , come desidera”
“No!” Deborah si alzò di colpo dalla sedia, i movimenti goffi, frenetici “No” disse ancora, con più calma “Il posto di Daniel è qui a Savarol Island. Con me. Capisci? Non interferirai”
“E Patricia? Probabilmente venderebbe l’anima per partecipare a un ballo di Londra”
“Patria è… Lei è giovane. Farà come le viene offerto”
“Daniel è un uomo adulto, Deborah. Oso dire che fa come le pare”
Deborah si limitò a scuotere la testa, senza guardare Diana. “Lasciami, Diana. Vattene via”
“Molto bene. Ma, Deborah, se desideri qualcuno con cui parlare io sono disposta. Davvero non ti odio, lo sai. Se rendi mio padre felice, io sono contenta per lui”
Sembrava come se la donna più anziana volesse qualcos’altro, ma non lo fece. Diana lasciò la stanza da letto, chiudendosi delicatamente la porta alle spalle. La sua espressione era pensierosa.
“Miss è sconvolta”
“Sì, Dido, lo è. Sei ovviamente colei da cui ho imparato a origliare. Da quanto tempo sei in agguato?”
La vecchia le rivolse uno sguardo compiaciuto. “Abbastanza a lungo. Troppi guai da quando lei e gli altri siete venuti qui”
“Dido, parlami di Moira. Era appena arrivata alla casa grande prima che io partissi per l’Inghilterra”
“Moira era una bella ragazzina. Troppo bella. Un po’ furba. Miss voleva che andasse via”
“Sicuramente non vorresti implicare che mio padre l’avrebbe sedotta!”
“No, non vostro padre” Fece un cenno verso la camera da letto di Deborah “Li ho sentiti di notte, godere. Entrambi ad alta voce e ridendo. Finchè…” Dido si strinse nelle spalle.
“Fino a quando? Fino a quando sono tornata a casa?”
“Miss era preoccupata” disse Dido e alzò le spalle.
Diana osservò la donna anziana ripiegare con cura il piumuno su un vaso cinese del tavolo preferito del padre. Aggravante vecchia!
Mentre camminava nel cortile di fronte alle stalle, Diana pensò al padre a letto che faceva l’amore con Deborah. Era imbarazzante, dal momento che ormai sapeva tutto sul fare l’amore. Era suo padre, dopo tutto.
“Cosa c’è? Un rossore sul viso abbronzato?”
Si voltò per vedere Lyon sorridere verso di lei. Le prese a coppa il mento nel palmo della mano. “Quali pensieri ti frullano in testa? Stai pensando a me? Pensare a me ti stuzzica a fare tutte quelle cose che ti fanno urlare e gridare e chiedermi di non fermarmi?”
“Stai volando con la fantasia?”
“Mai. E mi piace quando fai la voce aspra e ruvida. Vieni, Diana, andiamo da qualche parte in privato, poi mi dirai a cosa stai pensando”
“Non ti piacerà” disse, ma lo seguì “Ho fatto l’investigatrice stamattina”
Si irrigidì, tutte le risposte e le battute sessuali scomparvero all’istante “Tu la smetterai. Da adersso in poi. Non voglio che tu corra rischi. In realtà penso che sia meglio che tu stia con me sempre, proprio come ha detto tuo padre. Giorno e notte”
“Non essere sciocco, Lyon. Ho sentito Deborah piangere nella sua camera da letto. Ho parlato con lei, ecco tutto”
Egli sospirò “Dimmi”
Lo fece e gli parlò anche del misero segreto di Dido.
“Deborah era molto turbata, Lyon. Deve essere per tutto quello che è successo. Lei sa qualcosa, ne sono certa”
“Può darsi. Ora, perché non vieni con me a vedere Grainger? Non oso lasciarti ai tuoi piani. Il Signore sa cosa ti metteresti in testa di fare dopo”
“Sicuramente non parlerai così duramente alla quasi madre di tuo figlio?”
Sorrise verso di lei, un trionfante sorriso maschile molto soddisfatto. “È così, no? Ho sempre cercato di coprire le mie scommesse, come si dice nei club. Dopo pranzo, durante la siesta, farò un’altra visita alla mia… nave”
Lo colpì duramente allo stomaco “Giuro che non concepirò se continui con queste sciocchezze”
“Tu, mia cara, non hai alcun controllo sul concepimento” Fece una pausa guardando verso il cielo “Almeno spero di no”
“Ah! Ah! Così hai sentito parlare del voodoo, vero?”
Egli aggrottò la fronte.
“Ciondoli abbondanti, riti e rituali malvagi. Avvenimenti crudeli. Fai bene a tenermi nel massimo rispetto, milord”
“Sono saggio a tenerti sotto di me”
Lei si mise a ridere allegramente, l’orrore per il momento sommerso. Almeno finché raggiunsero la casa del sorvegliante. Lyon bussò alla porta imbiancata a calce. Era una bella casa, di mattoni, un giardino ben curato che lo circondava.
“Grainger è probabilmente nei campi”
“O al mulino o al villaggio” Lyon bussò di nuovo “Grainger!”
Si udì uno strano suono strascicato, poi la porta cigolò. Diana trattenne il respiro. Grainger sembrava l’infelicità in persona. I vestiti erano in disordine, i capelli, gli occhi iniettati di sangue.
“Oh, siete voi due” disse “Cosa volete?”
“Vorrei sapere perché siete ubriaco” disse Lyon gentilmente.
“La morte di Swanson, assassinato. È una ragione sufficiente?”
“Il suo funerale è oggi pomeriggio, Grainger” disse Diana. “Possiamo entrare?”
“No. Non voglio nessuno di voi qui”
“Solo una domanda, allora” Lyon si fermò solo un attimo “Perché avete incontrato Patricia Driscoll? Vi ho visti, sapete. Prima dell’alba”
Grainger divenne pallido come un lenzuolo, poi arrossì. Il suo volto rivelava la verità.
Lyon continuò, il suo tono ancora calmo, molto gentile. “È giovane, no? Troppo giovane per prendervi come amante”
“Guardate, milord, Miss Diana è…” Si passò le dita tra I capelli già arruffati. “Non era nulla. Io ero con lei, sì. Non era nulla. Amante di Patricia?” Rise, un suono rauco che fece venire la pelle d’oca a Diana.
Con quelle parole, chiuse loro la porta in faccia.
“Bontà” disse Diana, osservando la porta chiusa.
“Sì” disse Lyon pensieroso.
“Tutti sembrano nascondere qualcosa”
“Parliamo con tuo padre”
“Spero sia in una forma migliore rispetto a Grainger!”
Non trovarono Lucien da solo fino a dopo il funerale di Charles Swanson. Fu sepolto nel cimitero di Savarol, un bel posto a circa 200 metri dalla casa grande, una zona ben curata e circondata da un basso steccato di legno bianco. Fu sepolto accanto a Moira. La tomba della madre di Diana era posta un po’ da parte, coperto di bungavillee.
Lei disse a bassa voce al marito “Quando mio nonno morì, papà prese la decisione che gli schiavi dovessero essere sepolti nella tomba di famiglia. Ricordo che disse che senza schiavi non saremmo qui. Ecco perché è così grande”
Due tombe fresche, e uno di noi è un assassino, pensò Diana e rabbrividì. La mano di Lyon chiusa su un braccio.
“Papà, possiamo parlarti?”
Lucien si asciugò il sudore della fronte con un fazzoletto splendidamente ricamato. Doveva averlo fatto Deborah per lui, pensò Diana “Certamente” disse.
“Sir” disse Lyon mentre tornavano verso casa “se non vi dispiace ascoltare le mie domande…”
“Vai avanti, ragazzo mio”
“La famiglia di Deborah. Avete detto che il suo primo marito era un quacchero?”
“Sì. Albert Driscoll. Era un uomo ponderato, ma quando è morto, non ha lasciato molto alla moglie e al figlio. Deborah viveva in disgustosa povertà, penso diresti, quando l’ho incontrata a St Thomas”
“E Daniel lavorava per un dottore?”
Lucien annuì “Sì, il dottor Gustavus si chiamava. Un uomo buono da tutti i punti di vista. Pensava molto bene di Danaiel, inutile dirlo”
“E Patricia, papà?”
“Ah, Patricia. Il suo cognome da nubile è Foster. Viveva con una zia, Miss Mary Foster, quando incontrò Daniel. Aveva proposto anche una sorta di dote a Daniel. Duemila sterline. Purtroppo, Deborah aveva bisogno della maggior parte di quei soldi per cancellare i suoi debiti. Questo è successo poco prima che l’incontrassi, capisci”
“Avete incontrato questa Miss Foster, sir?”
“Sì. Davvero una zitella – piena di opere buone, andava in giro come se avesse una palo nella schiena, mordicchiandosi le labbra. La proverbiale zitella disapprovante. Molto religiosa, naturalmente. Una di quei metodisti intolleranti”
“Patricia non doveva essere molto felice con una tale persona” disse Diana.
“Probabilmente no. Per quanto riguarda i genitori di Patricia, tutto quello che so è che sono morti. Miss Mary Foster ha preso la nipote in età molto precoce. Gestiva una pensione a Charlotte Amalie”
“Non c’è da stupirsi che Patricia desideri allegria” disse Lyon.
“Pensi che sia felice con Daniel, papà?”
Lucien si fermò un momento e strappò un ibisco “Era il preferito di tua madre, Diana” disse. Guardò dalla figlia a Lyon “Direi che è felice come una vongola con Daniel, ma dopo che mi hai raccontato di averla vista con Grainger… Beh, chi lo sa?”
“Grainger ha ammesso di essere stato con lei, ma ha detto che non è successo nulla. Era molto turbato”
“Non ho mai saputo che Grainger avesse mentito e lo conosco da molti anni”
“Pensi che sia possibile che Daniel sapesse che la moglie vedeva Grainger?”
“Non ho detto nulla. Ho esitato a ferire Daniel, sai”
“Sì, lo sappiamo” disse Lyon.
“Un uomo così grande, autosufficiente. E ancora…”
“Sì” disse Diana “E ancora”

domenica 19 settembre 2010

CAPITOLO 24



“Non sono gli dei che ci assalgono; siamo mortali contro mortali” (Virgilio)
Lyon guardò intorno al tavolo della colazione, l’espressione dolce. L’ultima persona ad arrivare fu Patricia, sbadigliando, innocente come una bambina.
“Sono contenta che tu sia tornato, Lyon” disse Lucien “La tua visita è stata abbastanza breve, ragazzo mio”
“Ho visto quello che avevo bisogno di vedere” disse Lyon, poi aggiunse con un sorriso lieve “E mi mancava mia moglie”
Si fermò un attimo a fissare ogni volto a tavola. Vide Dido in piedi vicino alla porta della veranda. Disse con chiarezza “Quando sono tornato ieri sera, Diana era addormentata. Sembra che fosse così dalla cena della sera precedente. Mi è parso evidente che fosse stata drogata”
“Buon Dio! Sicuramente…” Lucien si interruppe, guardando sua figlia “Va tutto bene, mia cara?”
“Sì, papà. Ora sì”
Ci furono altre esclamazioni. Lyon aspettò fino a quando tutti ebbero una risposta poi continuò “Probabilmente è stato il pane di patate dolci, che era drogato. Diana mi ha detto che era un piatto preparato appositamente per voi, signore. Avete dato il piatto a Diana. Lei è stata l’unica a mangiarlo”
“Impossibile!”
“Assolutamente ridicolo”
Lyon sentì le donne – strano il modo in cui suonavano quasi uguali, quasi come se… Scosse la testa, ma i suoi occhi, per il momento, erano rivolti a Dido. La vecchia iniziò, e avrebbe giurato che la sua faccia nera era impallidita. Fece un passo avanti, poi si ritirò di nuovo. Le avrebbe parlato dopo colazione.
Lyon continuò pensoso “O è stata una droga a durata molto lunga, o ne ha mangiato più di ieri a colazione, o forse a pranzo. Ho scarsa conoscenza delle droghe utilizzate qui nelle Indie Occidentali. Forse Daniel può dirci”
Daniel guardava Diana, scuotendo la testa da una parte all’altra.
“Daniel?”
“Mmm? Oh, sì, la droga. Ce ne sono diverse che hanno molteplici effetti. Sì, molteplici. Stai bene, Diana?”
Guardò il suo volto sconcertato, sentì la sua voce lenta, gentile, scorrerle addosso “Non preoccuparti Daniel. Sono sopravvissuta”
Deborah disse bruscamente “È anche possibile che avesse la febbre. In effetti è più probabile delle droghe, per l’amor del cielo Daniel vi dirà che ci sono malattie che durano un giorno o due”
“Questo è vero” disse Daniel “Ce n’è una in particolare che fa cadere in letargia per 24 ore o giù di lì”
Lyon voleva disperatamente cogliere quell’occasione “Non aveva febbre ieri sera quando sono tornato”
“Non c’è febbre” disse Daniel “Solo stanchezza estrema e un mal di testa feroce”
“Vedo” dichiarò Lucien. Non poteva farne a meno. Il suo sguardo andò verso sua moglie e ne cercò il viso. C’era qualcosa nei suoi occhi, qualcosa che lei non voleva che vedesse, conoscesse. Si accigliò e sorseggiò il suo caffè.
“Sai” disse guardando dal genero intorno al tavolo. “Ho una violenta antipatia per i misteri. Dido vorrei parlare con te dopo la prima colazione. Nel mio studio”
“Sì, padrone”
“Gradirei essere presente, signore” disse Lyon.
Lucien annuì, poi disse “Sei tornato molto presto, Lyon. Bemis ti ha mostrato tutto?”
“Gli ho mostrato tutto quello che voleva vedere” disse Edward Bemis. Sembrava vagamente fuori “Sua Signoria ha visitato la casa della piantagione, il gruppo di schiavi, ma ha appena guardato i campi. Ha parlato al sorvegliante e ad alcuni schiavi.
“Quello che avete detto è esatto” disse Lyon, con un po’ di ironia nella voce. “Per quanto vada lontano” aggiunse a bassa voce.
Lucien iniziò a chiedere a Lyon quali conclusioni avesse tirato, ma trattenne la sua lingua. Ovviamente Lyon non si era confidato con Bemis. Avrebbe aspettato fino a quando sarebbero stati soli. Pregò che il ragazzo non uscisse con una sorta di fantastico piano per liberare gli schiavi che non sarebbe stata una preghiera di lavoro. Ci aveva provato prima. Fallimento, sempre fallimento.
***
Lucien Savarol si sedette davanti alla scrivania nel suo studio. Lyon e Diana erano insieme in piedi e alla portafinestra. Dido si torceva le mani artritiche, di fronte a lui nella sua scrivania.
“Il pane di patate dolce, Dido. Chi lo ha preparato? Chi avrebbe drogato il piatto. Un piatto, vorrei aggiungere, che era stato preparato appositamente per me, e non per mia figlia”
“Lila” disse Dido. “Ma la padrona e la padroncina sono arrivate in città. Non le ho visto fare nulla”
“Portami Lila, Dido”
Lila, un’enorme donna nera con un viso tondo e un’espressione piuttosto vaga, avrebbe potuto dire nulla. Sia Deborah che Patricia erano state in cucina. Era una cosa non comune? No, evidentemente no. Salvo forse per Patricia. La padroncina entrava raramente in cucina.
“Accidenti” disse Lucien quando loro tre rimasero soli. Gli capitò di vedere la figlia rivolgere al marito uno sguardo interrogativo.
“Che c’è, Diana?”
“Qualcosa che avremmo dovuto dirti prima papà. Lyon…”
Lyon si strinse nelle spalle “Sì è il momento di mettere tutte le carte in tavola. Signore, diverse notti fa mi sono svegliato presto. Stavo fumando un sigaro sul balcone. Era poco prima dell’alba. Ho visto una donna – sono quasi certo che fosse Patricia – che arrivava dalla direzione della casa di Grainger. Era con lei, almeno sono quasi sicuro che fosse Grainger. Non sapevo al momento che ci fosse qui sull’isola Charles Swanson, un altro uomo bianco.
Lucien Savarol giocò con un tagliacarte per lettera in legno intagliato fino a quando con un gesto feroce lo spezzò in due, lanciandolo sul calamaio. L’inchiostro nero si sparse sui documenti sulla scrivania. “Questo è di sicuro interessante. Tuttavia la domanda è: perché Patricia dovrebbe volermi drogare?” Si alzò di scatto e imprecò. Diana seppe l’istante in cui capì l’altra possibilità. Lucien si voltò lentamente e con voce pensierosa disse: “Potrebbe essere stata Deborah?”
“Non lo penso, signore. Capisco il vostro punto, ovviamente. Poi avrebbe avuto un motivo di drogare il vostro cibo”
“Ma è la moglie di papà”
“Voglio aggiungere che Patricia è la moglie di Daniel” disse Lucien. “Sembra che siamo a un impasse”
Ora non era il momento, decise Lyon, di parlare al suocero del suo piano. Inoltre, voleva pensarci più a fondo.
“Andiamo a visitare il villaggio degli schiavi” disse Lyon a Diana.
“È una buona idea” disse Lucien “Forse, solo forse, qualcuno dirò qualcosa a Diana”
Questo non era il motivo per cui Lyon voleva visitare il villaggio e annuì soltanto.
Daniel era il villaggio, ad assistere una donna che aveva un taglio sul braccio “Niente” disse Daniel in segno di saluto. “Ma una barra come questa ha bisogno di attenzione immediata” Accarezzò la mano della donna nera e continuò con il suo bendaggio.
“Presentami agli schiavi, Diana”
Lei alzò la testa verso di lui, poi annuì. Passarono un paio d’ore a girare per il villaggio, Lyon a fare domande. Nonna Gates era morta la notte precedente e le porsero i loro rispetti. Erano entrambi sudati sotto il sole feroce.
“Andiamo a nuotare” disse Lyon, asciugandosi il sudore dalla fronte.
Diana lo portò nella parte più lontana dell’isola. La sabbia sulla spiaggia era di uno strano colore rosa, l’acqua turchese pallido. Le palme affollavano la spiaggia.
“Ti ho mai parlato delle palme, Lyon?”
“No e sono pronto ad essene affascinato”
“Ora, milord? Beh, sono così vicine all’acqua, vedi, perché è l’unico modo per poter raggiungere altri luoghi. Un cocco cade e forse, è spazzato via dalla marea. Non sono certa del numero di giorni che impiega il cocco a lasciare il mare, ma deve essere ampio. Quando la noce di cocco arriva a riva su un’altra isola, si pianta, penso di poter dire così. Non sono una vera naturalista, così riesco a dirti la procedura. Ed è per questo che ci sono palme ovunque”
“Proprio come pensavo. Affascinante” Gli prese il mento e coppa nelle mani e la baciò. “Mi arrostirai del pane per il pranzo? Proprio come nell’isola di Calypso?”
Lei gli sorrise. Indossava soltanto la camicia e si aggrappò al suo corpo, umido e rivelatore. Aveva i capelli legati con un nastro dal quale sfuggivano alcuni riccioli, che le incorniciavano il viso. Quanto a Lyon, era nudo.
Il suo stomaco brontolò in quel momento.
“Suppongo che dovrò fare qualcosa per te, milord”
“Posso pensare a varie cose, ma ho fame”
Scelsero dei mango e li mangiarono sdraiati sotto una palma. “Ora, uomo testardissimo, parlami del viaggio”
“Non sei più irritata con me?”
“Sì, ma non c’è niente che possa fare al riguardo” Aggiunse “ho anche deciso di perdonare il fatto che sei solo un uomo. Hai occasionali cadute nella follia virile. Sarò tollerante”
“Perché penso che sia finita la vita che conoscevo?”
Lei lo carezzò nel torace. Lui chiuse le braccia intorno a lei e la tirò vicino. “Dimmi delle tue avventure, Lyon”
“È stata una semplice necessità, non un’avventura. Rood Town è un lungo terribile tranne per gli edifici governativi e le ricche case dei piantatori. Ma tu lo sai già. Bemis ha preso due cavalli e siamo andati a Mendenhall. Come probabilmente sai è in collina e la strada, se si può chiamare così, è stata distrutta dalle piogge” Lyon si fermò un attimo, gli occhi annebbiati, ovviamente, dai ricordi spiacevoli.
“Era quello che mi aspettavo, credo ma anche così, suppongo che pregavo che sarebbe stata come Savarol. La casa grande era abitata dal sorvegliante, un individuo grasso di nome Torrence. Ha i denti guasti, per inciso. Lui non mi aspettava, naturalmente. Avevo la certezza che Bemis non avesse avuto occasione di avvisarlo. La casa era un porcile. Lo abbiamo trovato a letto con una delle schiave, una ragazza che non doveva avere più di 13 14 anni. Per quanto riguarda i novanta o più schiavi della piantagione, sono tenuti come animali. C’era sporcizia ovunque. Ho visto segni di frusta sulla schiena, anche delle donne. Torrence naturalmente, ha pronunciato una parola al secondo, assicurando che tutto sarebbe andato molto meglio non appena avessi preso delle decisioni sulla piantagione ecosì via. Non gli ho piazzato un pugno in faccia, anche se la tentazione era grande. La mia impressione è che Bemis e Torrence abbiano passato un periodo allegro fino a quando non è venuto a Tortola il nuovo proprietario. Il fatto che li abbia sorpresi non era di loro gradimento. Non ho mai visto Bemis così rigido. C’è qualcosa d’altro. Ho avuto questa inevitabile sensazione che avrei avuto le dita tese per me se non fossi stato sposato con te”
“Lyon, no!”
“Oh sì, amore. Vedi, con la mia morte, potresti ereditare, così non guadagnerebbero nulla a trattare con me. Bemis alla fine se n’è uscito con scuse nel nostro viaggio di ritorno a Savarol ieri sera. Ho trattenuto la lingua, mi sono comportato da aristocratico annoiato per la sua soddisfazione, credo. Penso inoltre che Torrence crede che permetterà che le cose continuino come sono. Come dice tuo padre, più sorveglianti e avvocati sono utilizzati per proprietari assenteisti interessati solo al profitto”
“Cosa intendi fare’”
Le sorrise, piegandosi verso di lei per eliminare il succo di mango che aveva sul mento con la punta delle dita. “Non ancora, Diana. Voglio un paio di giorni per ripensare a tutto” Non aggiunse che il suo piano non poteva avere successo senza il coinvolgimento e un accordo con suo padre.
“Sono tua moglie”
“Signore, è vero” Le fece un sorriso lascivo e le chiuse una mano sulla coscia “Credo che sia ora di trattarti come una moglie. Suppongo che ti sia mancato molto il mio corpo di uomo?”
“Ah!” Ma il suo sguardo vagò sul suo corpo giù verso la virilità. Si gonfiò sotto il suo sguardo interessato.
Lei allungò la mano, lo toccò. Egli pulsò e si gonfiò. I suoi occhi volarono sul suo viso. Il suo sguardo era divertito e intenso. “Sei molto strano, Lyon. Duro ma morbido, come il velluto credo.” Le sue dita gli si chiusero intorno, e con sua immensa delizia, lui gemette.
“Lyon” disse a bassa voce, gli occhi su di lui e le dita che si muovevano “Sai come mi ami qualche volta?”
“No. Come ti amo qualche volta?”
“Tu… Beh, lo sai. La tua bocca e… Oh, smettila di stuzzicarmi in maniera così terribile”
“Ah, questo è il modo in cui voglio amarti tutto il tempo ora che so che non diventerai rossa per l’imbarazzo”
Lei arrossì leggermente “Beh, ti darebbe lo stesso piacere se ti baciassi lì?”
“Diana” disse, la sua voce profonda e fervente “mi farebbe venir voglia di morire di piacere”
“Ah” lei disse, molto compiaciuta.
La vide abbassare la testa, sentì le sue labbra morbide sulla pancia. Sentì la sua mano spingerlo sulla schiena. Le sfiorò leggermente la testa con la mano. Quando le sue labbra toccarono leggermente la sua virilità, pensò di esplodere. Trattenne il respiro con un sibilo.
“Mi piace il tuo sapore” disse e sentiva il suo respiro caldo accarezzarlo. Era quasi troppo “Faccio bene, Lyon?”
“Tesoro, se fai di più di quello che fai, ce ne pentiremo entrambi”
Alzò la testa un attimo e sorrise. “Voglio solo vedere, no?”
Era tra le sue gambe, i capelli, ora sciolti dal nastro, scorrevano sopra la sua pancia e le sue cosce.
Quando non poté sopportarlo di più, tirò i capelli fino a quando lei lo lasciò “Vieni qui, donna”
Si sollevò sul corpo di lui, gli prese il viso tra le mani e lo baciò profondamente “Ora” disse con soddisfazione “ora sai che gusto ha un uomo”
“Preferirei te” la capovolse sulla schiena e si sdraiò sulla sabbia, la sua dolce risata si riversò su di lei.
Diana si chiese vagamente vari minuti dopo come i sentimenti potessero diventare sempre più dolci e selvaggi. Il suo cuore finalmente stava rallentando dal suo folle galoppo e si sentiva sazia e assonnata come un animale sdraiato al sole.
“Lyon?” passò le dita tra i suoi folti capelli.
“Mmm?”
Sembrava sonnolento come si sentiva “Volevo solo dirti una cosa”
“Cosa?”
“Il tuo sedere molto maschile si arrostirà se non ti muovi”
Si sollevò sui gomiti su di lei.
“Suppongo che ci sia ora sabbia ovunque… e dentro tutto”
Lo spinse sul petto, ridendo. Nuotarono fuori dalla scogliera e ritornarono. Lei non voleva tornare a casa. Non voleva perdere la magia e tornare alla realtà.
La realtà al momento era troppo spaventoso.
Lyon indovinò la direzione del suo pensiero. Le accarezzò la guancia. “Andrà tutto a posto. Si risolverà tutto presto”
Lo interrogò su Grainger nel loro viaggio di ritorno a casa.
“Come ti ho detto una volta, è stato qui a Savarol per 13 anni. Ero molto giovane quando è arrivato. Non è mai stato molto loquace. Mio padre mi disse una volta che aveva perso la moglie ed era venuto qui in Giamaica per scappare, solo che ha trovato la pace qui ed è rimasto. È sempre stato gentile con me, un po’ burbero, ma gentile. Ricordo che un Natale mi ha fatto una bambola con la canna da zucchero” Diana fece una pausa, sorridendo al ricordo “L’ho mangiata. Mi dispiacerebbe intensamente, Lyon, se fosse responsabile di tutto ciò che sta accadendo qui”
Lyon aveva visto Grainger in tutt’altra luce, attraverso un velo di diffidenza verso un uomo il cui compito era di tenere in linea degli esseri umani. E un uomo che aveva sedotto Patricia. Non molto onorevole.
Lui sospirò. Oppure Patricia, quella piccola civetta, lo aveva sedotto? Disse con voce pensosa “Mi dispiacerebbe vedere Daniel ferito”
“Anche io”
Si separarono a casa, Lyon tenendo i cavalli nella stalla così Diana avrebbe fatto il bagno per prima.
“Non assomigli a uno stalliere”
“Ciao, Patricia. Che bello vederti. Naturalmente è sempre un piacere vederti. La tua conversazione è sempre così gentile e illuminante”
Le due ragazze, una di fronte all’altra nello spiazzo, Diana rivolse a Patricia uno sguardo divertito.
“Credi di essere tanto meglio di me, non è vero? Basta guardarti”
“Lo farò, tra pochi minuti, dopo che avrai finito con i complimenti”
“Deborah dice che il tuo viso avrà un aspetto simile al cuoio vecchio se continuerai con i tuoi modi da maschiaccio”
Diana si toccò le guance con le dita “Credo che posso già sentire la mia pelle scricchiolare. Sei soddisfatta ora, Patricia?”
“Non vuole stare con te, non vorrà. È un gentiluomo, un gentiluomo vuole una signora, non una sciattona”
“Questo lui di cui si parla… è mio marito, suppongo”
“Scommetto che non si è limitato a visitare Mendenhall quando era a Tortola”
“Questo è molto curioso” disse Diana, mettendosi la mano sul fianco. Aveva una voglia irresistibile di schiaffeggiare Patricia, duramente. “Mi chiedo in momenti strani, sai, perché ti sto così antipatica”
“Perché hai sempre avuto tutto ciò che volevi. Non è giusto, non ti meriti niente”
“Almeno” disse Diana molto dolcemente “Io non inganno mio marito”
Patricia trattenne il respiro “Bugiarda!” Afferrò la gonna di mussola e corse giù per le scale, i morbidi riccioli castani che le sbattevano contro il volto.
Oh, perché, si rimproverò Diana, perché non riusciva a tenere la bocca chiusa?
Perché la ragazza è odiosa, ecco perché.
Diana decise che avrebbe dovuto capire esattamente da dove venisse Patricia. Se fosse cresciuta disperatamente povera? Era questo il motivo del suo comportamento malsano?
Povero Daniel.
***
Charles Swanson non c’era a cena quella sera. Lucien aspettò dieci minuti, uno in più, ma l’uomo non apparve.
“Strano” disse Deborah “Ceniamo”
“Non lo vedo dal primo pomeriggio” disse Grainger.
Edward Bemis si strinse nelle spalle “L’ultima volta che l’ho visto stava lavorando nello studio”
C’era una tensione così fitta a tavola che Diana pensò di poterla vedere. Se avesse potuto vederlo, avrebbe immaginato che la tensione fosse simile a una spessa grigia palude di fango. Aveva sentito che in Giamaica nelle paludi c’erano i coccodrilli. Rabbrividì, non assaggiò neanche i gamberetti e il cocco.
Edward Bemis era preoccupato e disse poco. Daniel, come era suo solito, divorò la sua cena con appetito, sorridendo semplicemente a Diana quando lei osservò il suo corpo gigante che necessitava sostentamento.
Patricia era scontrosa, Deborah, come Diana, sembrava percepire correnti sotterranee di qualcosa non del tutto piacevole.
Lyon, in momenti strani, si domandava che cosa Savarol fosse stata prima delle mogli. E di Bemis, naturalmente. Dio, detestava quell’uomo.
Chi aveva drogato Diana?
Chi aveva strangolato Moira?
Era stata sepolta il giorno in cui era a Tortola. Diana non aveva detto nulla al riguardo e suppose che avesse dormito durante il funerale. Perché non provava le acque?, pensò.
“Ho inteso che Moira è stata sepolta ieri?”
Lucien disse, un cipiglio a guastare l’ampia fronte. “Sì, povera bambina. Granger e io abbiamo deciso che la nostra gente non doveva lavorare. Purtroppo, non abbiamo un predicatore qui. Ho pronunciato io il servizio”
“Era solo una schiava” disse Patricia a bassa voce, ma la sentì Lyon, così come Daniel.
“Questo è più che sufficiente” disse Daniel con la voce più ferma che Lyon avesse mai sentito da lui. Era ora, pensò Lyon, che il giovane facesse vedere alla moglie il dorso della mano.
Dido posò un altro enorme piatto al centro della tavola.
“Questo” disse Diana con grande piacere “è un piatto delizia di Lila”
“Cos’è?” chiese Lyon.
“Beh, quelle piccole cose nere che ti fissano è l’uva passa. Gli altri ingredienti sono ugualmente innocui”
Lyon prese coraggiosamente con la forchetta un grosso boccone. Assaggiò pancetta, patate e altre cose che non poteva facilmente identificare.
“Faremo cambiare le abitudini di pranzo dell’aristocrazia inglese” disse, sorridendo alla moglie.
“No, mia cara ragazza” disse Lucien “Non pensarci. Lila rimane qui, con me”
“Forse potrei farmi insegnare come preparare alcuni piatti prima di partire”
“Tu, in cucina?”
“Perché no, Patricia? Dopotutto, hai raccontato tu che tu stessa occasionalmente visiti la cucina”
Daniel sollevò la testa del piatto delizia. “Oh. Questo quando?”
Lyon toccò la coscia di Diana.
“Daniel ho sentito solo una cosa” disse, costringendo la voce ad essere leggera.
Bemis disse “Milord, sicuramente voi e io dovremmo discutere”
“Ah” disse Lyon.
“A proposito di Mendenhall” disse Bemis, un vantaggio significativo nella voce “Torrence è molto interessato”
“Penso che sia saggio essere interessati. Forse dovremmo discutere di Mendenhall. Domani, credo”
Bemis guardò come se volesse dire qualcosa di più, ma in quel momento ci fu un urlo nel parco”
“Mio Dio, che c’è ora?” Lucien gettò il tovagliolo sul piatto e spinse indietro la sedia.
Sentirono passi che correvano verso la casa e un altro urlo.
Diana pensò di sapere il motivo di tali urla. Chiuse gli occhi un attimo, senza muoversi.